Vi sapete allacciare le scarpe?

Seduto a terra in attesa dell’inizio della maratona, ho vista che la maggior parte delle persone non sa allacciare le proprie scarpe da corsa. La maggior parte lo fa alla stessa maniera che è stata loro insegnata quanto erano bambini. Questo modo va sicuramente bene per le scarpe normali, ma ha delle spiacevoli conseguenze per le scarpe da corsa. Questo avviene a causa del fatto che il normale modo di allacciare le scarpe porta ad una parziale riduzione del flusso sanguigno del piede.
Per spiegare meglio guardate il retro della rostra mano. Potete vedere alcune delle vene che trasportano ossigeno alla mano. Il vostro piede è costruito in modo simile. La maggior parte delle persone stringe i lacci in modo che la scarpa non stia lenta. Ma in questo modo la corretta circolazione del sangue nel piede viene impedita.
Quindi, come si allacciano correttamente le scarpe da corsa?
Tutte le scarpe da corsa hanno un buco supplementare. Di solito questo buco si trova appena sotto l’ultimo. Apparentemente è un buco inutile; tuttavia quel buco si trova lì per una ragione. Il suo scopo è quella di togliere pressione alla parte alta del piede. Qui sotto ci sono una serie di illustrazioni che fanno vedere passo dopo passo il modo corretto di allacciare le scarpe.

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Una settimana alla maratona

La prima regola è: NON PROVARE NIENTE DI NUOVO.
Usa solo abbigliamento e scarpe che hai già indossato e con i quali hai già corso. Stiamo parlando veramente di TUTTO!
Il giorno della gara non provare nulla di “ganzo”: nuovi calzettoni antifatica che dicono siano perfetti per la maratona, polsini per il detergere il sudore che domenica farà caldo, gel miracolosi che non faranno incontrate il muro. Prova tutte le cose che hai intenzione di usare durante la gara molto prima. Non lasciarti condizionare da quanto benigna una cosa possa sembrare, possono esserci conseguenze non previste. Prendete me per esempio. Una volta in una mezza maratona ero arrivato ai 15 km in poco più di 50 minuti. Mi sentivo bene e stavo per prepararmi a spingere per fare gli ultimi 5 km per fare il mio record. Ho preso un carbo-gel da un amico che non avevo mai preso prima, invece che acqua come facevo di solito. 1 chilometro dopo era al lato della strada a vomitare. Ho comunque finito la corsa ma il mio esperimento mi ha fatto perdere un bel po’ di minuti.

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Ringraziamenti

di Maurizio Livoni   Anch’io mi aggiungo ai ringraziamenti di Leonardo per la bellissima esperienza che abbiamo condiviso, pur essendo stata la mia prima ma non ultima volta devo dire che ho conosciuto persone veramente stupende,che mi hanno incoraggiato facendomi aprezzare il podismo. In particolare ringrazio tutti i mie compagni…

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I miei primi 5000 km

Mi sono avvicinato alla corsa alla veneranda età di 45 anni, per la precisione il 1° gennaio 2008 come buon proposito dell’anno. Mi hanno spinto la consapevolezza che non potevo avere il fiatone dopo aver salito due rampe di scale (quelle dentro casa mia) ed il fatto che per Natale avevo ricevuto in regalo un nuovo paio di pantaloni tanto bellini ma nei quali non entravo nemmeno trattenendo il fiato per più giorni.

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Il cardiofrequenzimetro

Il cardiofrequenzimetro

di Piero Colangelo

 

Nella scelta del ritmo da tenere durante le sedute d’allenamento si fa riferimento all’andatura che il podista tiene ad ogni chilometro. Esiste però un altro mezzo per gestire i propri allenamenti ed è quello di far ricorso al cardiofrequenzimetro. Si tratta di uno strumento che misura la frequenza delle pulsazione del muscolo cardiaco permettendo così di rilevare l’intensità dello sforzo a cui viene sottoposto l’organismo durante la corsa.

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Come evitare gli infortuni

Come evitare gli infortuni

di Piero Colangelo

Un atleta che presenta una certa facilità di corsa e manifesta una certa reattività a livello muscolare, accompagnate a doti di resistenza, intesa come capacità fisica e mentale a sopportare sforzi prolungati, sia esso un atleta amatore od un corridore giovane che si avvia ad intraprendere un certo percorso agonistico, avrà la possibilità di spaziare senza problemi in qualunque altra disciplina sportiva se saprà manifestare anche doti di destrezza specificatamente richiesti per quel particolare tipo di impegno agonistico.

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Allenarsi con l’aiuto dell’elettrostimolatore

Allenarsi con l’aiuto dell’elettrostimolatore

di Piero Colangelo

L’applicazione dell’elettrostimolazione nella pratica sportiva trova il favore di un numero sempre crescente di atleti che individuano in questa apparecchiatura lo strumento ideale per integrare la loro preparazione.
Non si tratta, come molti potrebbero pensare, di una scoperta recente, già alle Olimpiadi di Montreal (1976) alcuni atleti sovietici utilizzarono l’elettrostimolazione per l’allenamento e l’aumento della forza muscolare.

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Costruire il corridore con la corsa media e progressiva

Costruire il corridore con la corsa media e progressiva

di Piero Colangelo

 

Tra tutti i sistemi di allenamento utilizzati dal corridore, un ruolo fondamentale lo ricoprono il fondo medio ed il progressivo, non a torto ritenuti le pietre miliari per costruire in modo efficace la condizione di un corridore.
Chiunque si dedichi alle corse di mezzofondo e fondo prolungato e cerchi di personalizzare al meglio il proprio allenamento non potrà rinunciare, nel corso di un microciclo settimanale o quindicinale, ad almeno una seduta di corsa di media intensità.

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Il mezzofondo prolungato

Il mezzofondo prolungato

di Piero Colangelo


Un numero sempre maggiore di corridori pianifica gli appuntamenti agonistici privilegiando quasi esclusivamente le gare di maratona e maratonina mentre sono sempre meno quelli che danno il giusto peso alle distanze del mezzofondo prolungato; molti di essi giustificano la scelta definendosi “corridori lenti” che mal si adattano a correre distanze che comportano ritmi al limite dell’”asfissia”.
Invece le gare di 5.000 e 10.000 m dovrebbero rappresentare un appuntamento fondamentale della stagione del podista amatore.

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L’ansia pre-gara

L’ansia pre-gara

di Piero Colangelo

Le maggiori difficoltà che incontra un corridore in piena forma e perfettamente allenato sono spesso legate alle sue capacità di riuscire a dare “tutto se stesso” durante l’impegno agonistico.
Si verifica spesso che atleti, encomiabili per l’impegno con cui gestiscono il loro allenamento, si trovino di fronte ad una barriera psicologica che si erge proprio quando finisce il lavoro di preparazione: saper affrontare l’insorgere della fatica, superare i momenti di crisi, vincere l’ansia della gara sono tutte situazioni che il corridore di resistenza deve saper gestire.

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Il diario d’allenamento, uno strumento prezioso per il corridore

Il diario d’allenamento, uno strumento prezioso per il corridore

di Piero Colangelo

 

Ci sono stati grandissimi corridori che hanno fatto la storia dell’atletica a cui il diario d’allenamento è stato di grande aiuto. Cova ad esempio affermava: “ non ho mai rinunciato al mio diario d’allenamento, ho sempre considerato quest’ultimo uno strumento di lavoro, lo sfogliavo spesso per confrontare questo o quel lavoro e coglierne i miglioramenti. Mi rassicurava. Anzi, mi gratificava”.
(correre n. 137/dicembre 1994, pag.58).

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