25 ottobre 2015, la 30 km di Lucca e spingere una carrozzina

Stamani ho corso la 30 km a Lucca. Prima vorrei dire quello che non mi è piaciuto. Pacco gara differente con degli insulsi manicotti al posto della mantellina antivento/pioggia che hanno avuto quelli della maratona. Io, tra l’altro, mi sono accorto della cosa stamattina parlandone con i miei compagni di corsa, perché, non so per quale motivo, a me la mantellina l’hanno data, ma non mi spettava. Ristori molto scarsi, soprattutto quello finale: io non mi aspetto di abbuffarmi come alle marce non competitive, dove per 2 euro e mezzo alla fine c’è la polenta con i funghi, ma almeno una fetta di pane e pomodoro dopo 30 o 42 km si che me l’aspetto. Il ristoro dei 15 km, sul percorso della 30, semplicemente non c’era sostituito da uno a 17,5 al posto dello spugnaggio. Anche qui, uno se lo aspetta, visto che la regola è un rostro ogni 5 km. All’arrivo neanche una medaglia ricordo, che c’era per la maratona ma non per noi. Vorrei sapere i miei 30 euro a cosa sono serviti. A pagare i buchi della maratona? Bene, ci sta, ma mi aspetto qualcosa in cambio al posto del quasi niente.
Poi vorrei parlare delle cose positive. Ho corso per la prima volta tra gli spingitori di una carrozzina con a bordo Samuel. C’è una foto fatta prima della partenza un paio di post più in giù. È stata un’esperienza emozionante oltre che molto divertente, grazie alla presenza di Federico, Claudio, Alessandro, Leonardo, Elena e Andrea. Le battute, la voglia di aiutarsi e quella di far divertire Samuel sono state semplicemente impagabili. Spingere la carrozzina nei primi km è facile e chiunque di noi l’abbia fatto appena metteva le mani sul manubrio prendeva un bel passo, per me a causa dell’adrenalina che entrava in circolo in quel momento, tanto che immancabilmente gli altri chiedevano a gran voce di rallentare. Spingere la carrozzina negli ultimi chilometri è veramente impegnativo, quando le gambe cominciano ad essere dure, il dover stare con le mani sul manubrio senza potersi aiutare con i movimenti con le braccia, rendono l’impegno veramente arduo. Ma vedere la gente lungo il percorso che quando capisce cosa stai facendo ti applaude e ti incita e ti dice bravo dà una ragione a tutto, ti solleva dalla fatica. Non so se è giusto dirlo, ma sentire lo speaker nelle ultime centinaia di metri chiedere ai presenti di applaudirti ti fa sentire importante e invece lì tu ci sei non per te ma per un altro. Lui te lo ricorda subito, quando vede che c’è il gonfiabile sotto cui c’è il traguardo e con il suo fischietto mette tutta la forza che ha nei polmoni e ne fa uscire un suono liberatorio, con le braccia alzate, il sorriso sulle labbra. Credo che mi ricorderò di questo primo arrivo come di quando passai sopra il tappeto rosso alla mia prima maratona. Ho fatto la cosa giusta. L’ho fatta per me e l’ho fatta anche per lui.

Valter Ballantini

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