Il corredo del maratoneta

Né bisogna trascurare l’utilizzo di creme emollienti o la comune vaselina per ammorbidire le estremità, i capezzoli (anche maschili: quanti maratoneti giungono al traguardo con i capezzoli sanguinanti!) e tutte le parti soggette allo sfregamento degli indumenti. Nelle giornate in cui è forte l’irraggiamento solare diventa indispensabile coprirsi il capo con un cappellino. Se la maratona si corre nella stagione fredda, vanno coperti con cura pancia, stomaco e braccia in modo da evitare crampi e disturbi intestinali. I guanti riparano dal freddo le mani, ma il sudore e l’acqua che cade dal bicchiere preso ai punti di ristoro li rendono praticamente inutilizzabili: la migliore soluzione è quella di indossarli durante la parte iniziale della gara per poi disfarsene quando le mani avvertiranno in misura minore la sensazione di freddo. Non è il caso d’indossare indumenti composti da materiali che non lasciano traspirare la pelle, né calze con cuciture, perché potrebbero causare attriti che si accompagnerebbero a abrasioni della pelle o vesciche: zono da preferire i modelli a doppio strato che tengono asciutto il piede. L’inverno non fa più paura al maratoneta: i capi d’abbigliamento sportivi presentano caratteristiche di morbidezza, elasticità e leggerezza, dando la sensazione di rappresentare una seconda pelle che permette all’atleta di correre anche d’inverno con facilità senza limitarne i movimenti. Le marche specializzate nel settore come Newline, Mizuno, Nike e Reebok presentano ogni anno nuove soluzioni che soddisfano le richieste dei podisti più esigenti. Almeno un paio di giacche e calzamaglie in tessuto elasticizzato, che consente un veloce ed efficace allontanamento dell’umidità dalla pelle ed assicura una buona termoregolazione, non dovrebbero mai mancare nel corredo del maratoneta. Per l’allenamento e la gara serve una scarpa protettiva che aiuti a preservare il piede. È da evitare l’acquisto di scarpe troppo leggere, da 220 – 280 grammi , inadatte al lavoro per lo più quantitativo a cui l’atleta amatore alle prime armi sottoporrà l’apparato muscolo scheletrico per tre, quattro sedute settimanali. La scarpa dovrà essere pertanto protettiva, robusta, con controllo dell’ appoggio per chi ha problemi di pronazione e supinazione (cioè rotazione del piede all’interno o all’esterno).Sull’acquisto della scarpa non è il caso di risparmiare, perché un tipo di scarpa resistente mantiene inalterate le sue caratteristiche per lungo tempo. Le scarpe da running più a buon mercato perdono in fretta lo spessore, la risposta elastica e la capacità di ammortizzare l’impatto del piede con il terreno. Andrà benissimo una scarpa delle marche più famose: Nike, Asics, Mizuno, New Balance e Diadora, il cui costo non sia inferiore ad 80 – 100 euro (salvo il caso auspicabile di vendite promozionali). L’acquisto della giusta scarpa, adatta alle caratteriste anatomiche del piede del corridore, non è comunque una scelta facile, tante sono le calzature da running in commercio proposte dalle grandi industrie del settore. È auspicabile che il podista si rivolga a un punto vendita che disponga di una larga scelta di modelli e annoveri personale dotato di specifiche conoscenze (gli atleti o ex atleti sono i più affidabili)

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