Per correre bene la maratona

In particolare all’assenza nell’allenamento dei lunghissimi che dovrebbero abituare il corpo a bruciare i grassi, una fonte energetica praticamente infinita. Fisiologicamente il ragionamento reggerebbe poiché i grassi possono essere bruciati solo in presenza di carboidrati: se finiscono questi ultimi anche l’enorme riserva energetica costituita dai grassi resta inutilizzata. In realtà le cose sono un po’ più complesse e la lettura di questo articolo solleverà tutti quei maratoneti che, nonostante i lunghissimi, hanno avuto il famoso crollo. Per evitare di fare solo teoria ho voluto provare di persona le nuove idee sul muro, usando la maratona di Reggio Emilia come banco di prova. Una piccola digressione – Prima di esaminare i risultati dell’esperimento, vorrei elogiare i promotori della gara reggiana che per capacità organizzative, entusiasmo, mezzi dispiegati e competenza hanno sicuramente stracciato maratone più numerose come quelle recentissime di Firenze e di Milano. Sorge spontaneo un invito agli organizzatori di maratone: non cercate di emulare New York mirando solo al numero; avere 5.000 iscritti quando 4.500 di questi sono scontenti non è un grosso risultato… L’esperimento – Reduce dal mio record sulla mezza maratona (3’44″3/km, 12 novembre), ho deciso di provare a dimostrare che con un allenamento da mezza ottimale (ripeto ottimale) si può correre tranquillamente una maratona. Prima di spiegare come si fa, occorre premettere le basi fisiologiche su cui si basa l’esperimento. Come spiegato nell’articolo La corsa: consumi energetici e carburanti, il carburante impiegato dipende da: a) la velocità a cui si corre (*) b) il grado di allenamento c) le capacità di recupero

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