8 aprile 2018, Maratona di Milano, i risultati ed il resoconto

Nel corso degli ultimi anni la maratona di Milano ha fatto un’evoluzione non banale. Da essere una città dove i podisti venivano mal sopportati, con continui insulti da parte degli automobilisti bloccati agli incroci, quest’anno le cose sono andate decisamente meglio. Nessun clacson che suonava incessantemente, pubblico lungo il percorso che applaudiva di atleti ed i tapascioni, complice, probabilmente, il cambiamento del percorso avvenuto per le ultime edizioni e una più accurata e capillare informazione data nei giorni precedenti alla gara.
Buono il livello organizzativo, sia per quello che riguarda il marathon village dei giorni precedenti la gara, che nella logistica della gara. Nonostante le regole ferree antiterrorismo dettate dalla circolare Gabrielli, tutto si è svolto senza intoppi.
Bella la maglia tecnica griffata EA7 Armani, title sponsor della manifestazione; le altre cose presenti nel pacco gara invece un po’ meno interessanti o comunque già riviste. Oltre ai soliti volantini di altre gare, una scatoletta di tonno, una bottiglia d’acqua, una lattina di birra, una bustina per fare una tisana, un campione di un detergente specifico per lavare i capi tecnici.
Sono stati 5553 gli atleti arrivati alla conclusione a fronte di quasi 6000 partenti per la maratona. Il più veloce è stato l’etiope Seifu Abdiwak Tura che ha concluso la gara in 2h 09′ 04″. Tra le donne ha tagliato per prima il traguardo la keniana Lucy Kabuu Wangui in 2h 27′ 02″. Qui la classifica completa.
Hanno concluso la corsa anche 2875 staffette su circa 2900 partenti. Il fatto di aver fatto partire le staffette con 45 minuti di ritardo rispetto alla gara principale ha fatto si che nei punti di cambio anche i maratoneti più lenti abbiano trovato migliaia di persone ad incitarle lungo il percorso, cosa che senza dubbio è stata apprezzata.
Molto ben riforniti tutti i ristori, molto ampi e con tanti volontari a presidiarli. Il percorso non presenta tantissime cose da vedere ma è molto scorrevole. Il passaggio in piazza del Duomo, approcciata dal retro, non permette di godere appieno della vista del monumento; bella la vista del “bosco verticale” (cliccare per saperne di più), il grattacielo indicato qualche anno fa come il più bello del mondo. Un po’ di sanpietrini e di lastroni sul selciato che impattano in modo pesante sulle gambe stanche nell’ultima parte del percorso, pochissime le buche sulla strada, tutte presidiate dai volontari che le segnalavano impedendo incidenti agli atleti.
Arrivo molto ampio e separato per maratona e staffetta. Centinaia, forse migliaia di persone a fare festa agli atleti che arrivavano, cosa, anche questa, molto apprezzata. Peccato la medaglia, veramente non all’altezza della manifestazione. Qualcuno l’ha definita un tombino, e non c’è andato molto lontano.
A proposito, c’era anche un podista del G.P. Rossini.
Valter Ballantini, real time 04h 06′ 37″.

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