TRAIL DEGLI EROI- MONTE GRAPPA

Ci sono delle gare a cui a lungo pensiamo e desideriamo partecipare, attratti da qualcosa in particolare che attira la nostra attenzione e sviluppa in noi un interesse e un desiderio, una sorta di viaggio in un cassetto.

TRAIL DEGLI EROI, già un nome che suscita interesse, uno slogan che la dice davvero lunga “Se non fosse degli eroi sarebbe solamente un trail”, da anni ha destato in me la voglia di misurarmi in questo viaggio soprattutto attratto dalla possibilità di passare sulla Vetta del Monte Grappa per porgere il mio saluto.

L’esperienza dello scorso luglio alla Ecomaratona del Ventasso, ha riacceso in me la voglia di fare questo viaggio che per troppo tempo ho tenuto in disparte soprattutto per la paura di non essere all’altezza di un viaggio così duro.

La disponibilità di Claudio nel seguirmi ancora una volta in questa avventura, ci porta a mettere in piedi un uscita di due giorni in terra veneta, un sabato di svago enogastronomico con la bella visita guidata alla splendida cantina della Azienda Agricola La Tordera di cui da molti anni siamo clienti, per poi gettarci con la mente in quella che srà l’impresa da compiere la domenica.

Nel bel mezzo della notte siamo in parecchi, quasi 150 i partenti, con le nostre luci frontali attendiamo il suono della tromba che ci saluta con le note del silenzio, per poi prendere il via quando le luci del giorno sono ancora lontane.

Dopo un breve attraversamento del paese la gara ci presenta subito quello che sarà il passaggio più duro e difficile da fare, una lunga salita nel bel mezzo del bosco illuminato da una fila lunghissima di luci come tantissime lucciole messe in fila indiana lungo il sentiero che sale deciso.

Il gruppo si allunga e ben presto la luce del giorno comincia a schiarire il cielo, mentre il bosco è totalmente immerso nella nebbia mattutina e nel silenzio rotto solamente dal suono dei bassi e delle bacchette che sbattono sulle pietre.

Il passo è deciso e continuo e pian piano la luce si fa più forte, cambia lo scenario con l’altitudine, il bosco è sempre meno fitto e presto lascia lo spazio a immensi prati dove troviamo i nostri primi tifosi, un toro maestoso e un nutrito gruppo di mucche al pascolo.

Contiuno a godermi il viaggio ma in lontananza vediamo il sacrario e dopo un colpo d’occhio al gps e al nostro crono, la paura di non arrivare in tempo al cancello orario accende lo spirito competitivo di Claudio, fino a qui compagno di viaggio, lo lascio andare e mi mantengo al passo che mi sono imposto.

Le vette dei colli che devo attraversare sembrano interminabili, lo scenario però è perfetto e arrivo ben dentro il tempo richiesto al di sotto della vetta, consapevole del tempo che ho a disposizione mi godo in pieno questo passaggio.

Il silenzio è maestoso tagliato solo dal rumore del vento e dai campanacci delle mucche al pascolo, salgo i primi scalini, per quanto sapessi cosa mi sarei trovato di fronte, l’emozione mi travolge, la mente si esula dalla gara e spazia sulle crudeltà della guerra, sul dolore dei 22mila giovani strappati alla vita per salvare la nostra patria, il nostro orgoglio nazionale troppo spesso relegato solo a momenti sportivi qui assume un essenza di tutt’altra specie.

In rispettoso silenzio attraverso tutto il viale fino all’ossario dell’esercito austriaco per poi lasciarmi alle spalle questo mastodontico monumento del dolore.

Finalmente dopo i primi 1500 metri di continua ascesa si inizia a scendere, una mulattiera costellata di lapidi in ricordo ai caduti e un infinità di grotte scavate nella roccia viva sono i testimoni perfetti dello scenario di 100 anni fa.

Sono passati nemmeno 20 chilometri e le gambe già mostrano il loro disagio, i colli da scalare sono molti e sempre più difficili da superare, ormai il mio viaggio è in completa solitudine dalla vetta del Monte Grappa, devo per forza fare leva sulla mia testa e sulla mia determinazione per poter proseguire, il passo è lento ma costante e comunque arrivo bene al 28° chilometro da qui in poi i pascoli saranno un ricordo mentre il bosco tornerà a farla da padrone indiscusso.

Una fittissima foresta di lecci e finalmente sentieri in falsopiano dove poetr tornare a correre liberamente, la stanchezza è tanta ma il corpo tiene nonostante l’autosufficenza alimentare imposta dal regolamente, ristori quasi inesistenti e forniti di sola acqua naturale e un ottimo carico di simpatia degli Alpini.

La lucidità comincia a dare segni preoccupanti in alcuni punti sono quasi costretto a fermarmi per non perdere le basile ed i nastri che segnano il percorso, sarebbe un errore davvero grave perdere la retta via in totale solitudine per un viaggio che già dimostra di essere al limite delle mie forze.

L’ultimo tratto di dislivello positivo mi porta nella zona delle postazioni belliche, un grande lavoro delle associazioni del luogo a rimesso in vita la zona delle trincee e delle gallerie di ricovero dei soldati, il passaggio di gara al interno di questi luoghi è come minimo suggestivo.

Esco un attimo dal bosco per attraversare la strada, finlmente un altro volontario sul percorso, ho bisogno di supporto morale e stavolta mi va benone, il signore mi comunica che d’ora in poi sarà tutta discesa per circa 5/6 chilometri.

I muscoli rispondono ancora presenti al mio richiamo, sono sempre in grado di correre agevolmente, comincio a pensare che in poco tempo sarò sotto l’arrivo, il percorso invece mi mette di nuovo il freno, per lunghi tratti la discesa è nel mezzo a pietraie e spesso devo interrompere la corsa per il troppo dolore ai piedi.

Il bosco fitto non mim permette di capire quanto manca, il gps non si aspettava un tempo così lungo e mi ha abbandonato prima della fine, ma inizio a trovare gruppetti di persone che si addentrano nel bosco per la passeggiata domenicale, più di uno mi saluta chiamandomi “Atleta” e forse oggi questo appellativo me lo sono meritato pure io.

Il solito pugno sferrato sotto il traguardo a simboleggiare la mia vittoria anche su questa sfida, una sfida che ha saputo toccare le corde della stanchezza fisica e mentale ma in più ha saputo dare una scossa davvero unica alla parte emotiva.

Adesso anche io ho un motto per questa gara

Il mio saluto va agli EROI che Trail o non Trail sono sempre qui.

Federcio Mataresi

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