Si possiede solo ciò che si dona


Va detto , il periodo che abbiamo passato è stato uno dei più assurdi e tremendi che potessimo immaginare. Noi podisti, runner, trailrunner o semplicemente corridori, come ci vogliono chiamare i mezzi d’informazione, abbiamo sofferto moltissimo il cambio delle abitudini. E se quel 3 febbraio , giorno del nostro Trail del Penna, qualcuno ci avesse detto che avremmo dovuto annullare i nostri eventi primaverili lo avremmo preso per pazzo.

Noi che organizziamo gare, le sognamo le tracciamo, ci lavoriamo tutto l’anno per promuoverle dappertutto, conosciamo bene il valore dell’attività all’aria aperta. Sappiamo bene cosa significhi svegliarsi quando fuori è buio per raggiungere posti sperduti e trovarci nel freddo delle mattine d’inverno a correre con i nostri amici. A prendere un cartellino a una marcia o un pettorale a una gara. Lasciare un volantino e un sorriso ad altri che come noi conoscono il valore della condivisione delle gare, dell’organizzazione per promuovere la nostra passione ed il nostro territorio.

Per noi amanti della vita all’aria aperta , tutta la retorica degli pseudo medici, fintiimmunologi, opinionisti che in questi lunghissimi mesi hanno detto tutto e il suo contrario sulla pandemia, il sacrificio è stato ancora più pesante.

Abbiamo affrontato tagli del lavoro netti, riduzioni, delle nostre entrate con molte incertezze, paure più o meno giustificate del contagio, la pressione mediatica intono a un virus invisibile. Il taglio netto dei nostri rapporti sociali, dei nostri allenamenti ,singoli o di gruppo. Abbiamo sopportato una splendida stagione primaverile, che diciamocelo meterologicamente è stata perfetta. Abbiamo passato tante privazioni, ma quella più grossa è rimasta la sensazione di non poter avere la libertà di correre all’aria aperta.

Noi che conosciamo il valore della vita all’aria aperta, della fatica fatta a pieni polmoni. Della sensazione di un petto immobilizzato dall’affanno per il freddo, o per la fatica.

Insomma abbiamo dovuto sperimentare diverse privazioni, fra tutte però nessuno di noi avrebbe mai immaginato di essere tacciato per untore. In cospetto tutto diventa sport minore, abbiamo dovuto assistere a un paese che ha considerato i podisti come coloro che spargevano il covid19 in giro per il paese.

Questo nonostante non sia mai effettivamente stato sancito, almeno in Toscana, nessun divieto, nel vari decreti mai si è specificata nessuna distanza dall’abitazione, ma si è piuttosto lasciato alla solerzia dell’agente di turno calcolare la cosiddetta ‘Prossimita dell’abitazione’.

Nella quarantena che sta fortunatamente vedendo il suo epilogo, abbiamo dovuto subire l’umiliazione di vederci come portatori di valori negativi ed egoistici per una passione che incide veramente poco sulla collettività. Sarà stato un periodo che ricorderemo nella nostra vita, ma la riflessione di un popolo come il nostro come portatore di valori negativi era francamente la goccia nel mare di angoscia che ci ha travolto.

Si contavano sulle dita di una mano i medici che continuavano a professare ciò che tutti noi sappiamo benissimo, ossia che l’attività svolta all’aria aperta,controllata come la nostra non può che portare vantaggi all’organismo. Noi però siamo andati oltre alla solita passione che accomuna tanti amatori, abbiamo scelto di far parte di una società e promuovere i valori della corsa, dello sport, della vita all’aria aperta e soprattutto della socialità in cui tutto questo si svolge.
La Rossini , come tante altre società ha fondato i suoi valori nella condivisione e nel mettere a disposizione il proprio tempo al servizio di questa disponibilità, organizzando gare, marce , trail e momenti di semplice approccio alla corsa, come la babyrun.

Per quest’anno ci dovremmo accontentare di ricordare i sorrisi dei bambini alle giornate degli scorsi anni, ci dovremmo riguardare le foto dei momenti felici della ‘Rossini corre’, delle premiazioni della ‘Summer night trail’ intorno a Vecchiano, delle persone che il primo dell’anno partecipano a San Rossino e soprattutto della conclusione dei nostri eventi seduti introno a un tavolo a ridere, a mangiare a bere e progettare altre corse.

Quest’anno è stato un momento di riflessione sul nostro panorama e al momento non sappiamo neanche come potranno tenersi i prossimi eventi. Sappiamo però che come ogni momento duro arretriamo solo per prendere la rincorsa e dare vita a un momento ancora più bello il prossimo anno. Questo per dire che potranno dire di tutto di noi, che siamo untori, che siamo portatori di valori negativi, che siamo egoisti, ma noi che non abbiamo bisogno di trasmissioni televisive per conoscere il valore della socialità e dello sport sappiamo rinascere grazie alla comunità che abbiamo costruito negli anni. Che qualsiasi siano le regole, distanziamenti, le difficoltà che i vari esperti ci metteranno davanti, sapremmo riconoscere il valore della nostra comunità e continuare a regalare sorrisi e momenti felici a chiunque ci voglia accordare la sua fiducia, iscriversi a una nostra gara , percorrere una nostra marcia o semplicemente venire a ripulire uno dei nostri famosi ristori. Ci troverete ancora li con i nostri colori sociali, i nostri sorrisi e la nostra voglia di correre. Si possiede solo ciò che si dona!

V. Antoni

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