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by Mario Pardella

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news 21.10.2007 -Squalifica Meucci Daniele

11 dicembre 2007 Paola Lazzini ha intervistato  Luigi Principato, allenatore di Meucci. Oggetto dell’intervista è stata una disamina completa dei fatti di Debrecen e sul mezzofondo italiano, in generale.


Principato ci può finalmente dire cosa è successo a Debrecen?
Probabilmente ci sarà un processo ex-novo che riguarderà solamente il sottoscritto, ma adesso che la posizione di Daniele è stata definita, anche senza scendere nei dettagli, potrò nel contraddittorio dimostrare il teorema architettato ai danni del sottoscritto e di Daniele.


Ci dica qualcosa di più concreto.
Posso affermare che a Debrecen, l’Italia è stata privata della conquista di una terza medaglia, che poteva essere d’oro, non facendo correre a Daniele i 5000 metri. Probabilmente non si voleva che un atleta semiprofessionista, diventasse l’uomo simbolo dell’Italia che corre.


Intende dire che c’è stata una congiura contro di voi?
Non ho detto questo, ma sono state fatte delle scelte errate e non so quanto deliberatamente.
In ogni caso il migliore mezzofondista italiano, (due settimane dopo a Padova vinceva nel giro di 24 ore e con irrisoria facilità sia i 5000 che i 10.000 metri) non è stato messo nelle migliori condizioni di difendere le sue chanches in chiave europea.


Perché parla di Meucci come un atleta semiprofessionista?
Vede Daniele ha sempre affermato che la sua prima professione è quella di studente universitario, in questi giorni ha conseguito brillantemente la triennale in Ingegneria Informatica, per cui mancano solo due anni alla fine dei suoi studi, non credo che a 24 anni sarà troppo tardi per fare l’atletica seriamente, quando si parte da risultati buoni si può arrivare a farli diventare eccezionali.


Ma Daniele come ha fatto a diventare il migliore?
Con dei sacrifici enormi. Daniele è seguito da un equipe così formata:
il sottoscritto che cura la parte tecnica e la sua programmazione, una professoressa di ginnastica artistica che ne cura l’aspetto tecnico-motorio, uno dei migliori ortopedici d’Italia che lo segue nelle sue problematiche fisiche assieme a un fisioterapista, che in passato ha curato anche un nostro campione olimpico. Ecco uno dei motivi per cui Daniele va raramente ai raduni, Pisa e zone limitrofe ci offrono al momento le migliori condizioni per allenarci, non ultimo Daniele preferisce allenarsi da solo o con i suoi compagni che gli fanno volentieri da lepre.


Gli addetti ai lavori parlano di Daniele come il dopo Baldini, cosa ne pensa?
Baldini è stato un grande campione e ancora adesso è il migliore d’Italia; negli scontri uomo contro uomo è senz’altro il numero uno al mondo; a livello cronometrico é molto lontano dal vertice,ma questo non gli ha impedito di diventare quel grande campione che è: programmazione, abnegazione e sacrifici hanno fatto diventare un campionissimo un atleta di qualità ottime ma non eccezionali, se paragonate a quelle di Tergat, Gebresilasie, Lel e altri ancora.


Ma Daniele può diventare un Maratoneta? E se si a che livello?
Vede io e Daniele non siamo molto convinti della maratona. Al momento Daniele si allena 10 volte alla settimana, con un giorno di riposo assoluto. Dirò che ogni anno abbiamo incrementato il suo chilometraggio di un 10% ca., mentre per la qualità seguo il metodo Ettami- Moritani, da me riveduto e adattato su Daniele. Attualmente Daniele riesce a fare l’estensivo a 3’35” ca. per 1h30’, l’intensivo a 3’14” per 45’/50’ e nel medio riesce a correre a 3’ a km per 30’, ovvero fa 10 km in mezz’ora, oltre naturalmente agli altri lavori. E’ evidente che tali lavori, uniti ad altri di natura lattacida ci dovrebbero portare nel giro di un paio d’anni a correre in 13’10”ca. i 5000 e 27’30” i 10.000, il che vorrà dire un 61’ca. nella mezza. Solo all’ottenimento di questi risultati, possiamo pensare alla maratona, passarci prima per correre in 2h10’/2h/11’, non ha senso, saremmo sempre fra i perdenti. Rimanendo invece nei 5000/10000, con la volata finale che si ritrova, può vincere molto, perlomeno in Europa.


Cosa ne pensa della crisi del mezzofondo in Italia?
Non parlerei di crisi del mezzofondo, ma di crisi in generale dell’Atletica Italiana. Gli addetti ai lavori, si giustificano affermando che nelle altre nazioni c’è stato un buon miglioramento grazie all’apporto di atleti extracomunitari, ma dimenticano che l’Italia ha ottenuto i principali successi, in questi ultimi anni anche grazie all’apporto di tre atleti naturalizzati: May, Martinez e Howe .
Per quanto riguarda il mezzofondo prolungato, si afferma a torto che il tutto è dovuto alla crisi di vocazioni, al fatto che i giovani non hanno voglia di soffrire, alla crisi della nostra società.
Personalmente credo che i ragazzi italiani non siano diversi dai loro coetanei europei, e se negli altri paesi si portano a maturazione alcuni talenti, mentre da noi non succede, bisognerebbe fare un minimo di autocritica e affermare che i nostri sistemi pur essendo ancora in parte validi, sono superati storicamente; l’atleta di oggi è molto diverso da quello di 20 anni fa.


Cosa vi proponete per il 2008 ?
Daniele terminerà la squalifica il 18 febbraio 2008 e se tutto andrà per il meglio rientrerà subito a gareggiare. Nonostante le problematiche avute, facendo i dovuti scongiuri, stiamo attraversando un ottimo inverno.
Cilindrata e potenza del motore sono cresciute, manca il riscontro cronometrico e il confronto con gli altri atleti.
Se la preparazione continuerà senza intoppi, cercheremo alcune gare all’estero di un certo spessore; sono convinto che Daniele può centrare i minimi olimpici sia nei 5000 che nei 10000 metri.


Come giudica la spedizione azzurra agli Europei di cross?
A Toro, per motivi vari, non hanno corso tutti i migliori. Personalmente avrei coinvolto altri atleti, anche se avevano fatto una maratona autunnale. I giovani cinesi, hanno corso in dieci giorni maratona, 5000 e 10000; se non ci sono stati aiuti esterni, potremo vedere una nuova generazione alle Olimpiadi di Pechino, che sconvolgerà le vecchie credenze italiche, con ragazzi/e di 18/20 anni che correranno le gare di fondo, compresa la maratona.
A prima vista la trasferta di Toro sembra fallimentare, ma non bisogna soffermarsi solo sui numeri.
In campo femminile effettivamente dietro alla waistainner c’è il vuoto e le juniores, compresa la troppo decantata Roffino non vengono avanti.
In campo maschile, la squadra assoluta ha ottenuto il peggior piazzamento (8°), da quando è nato l’Europeo di cross, mentre, le squadre promesse (7°) e Juniores (6°), mancavano delle seconde linee, e pertanto non avevano chanches.
Curiosamente dirò che nonostante il brutto piazzamento della squadra assoluta e proprio su questa che in futuro avremo le maggiori soddisfazioni, l’innesto di Daniele e Stefano, daranno linfa a una squadra ormai arrivata al capolinea.
A livello individuale il migliore è stato senza dubbio il toscano Stefano La Rosa, da Lalli ci si poteva attendere qualcosa in più, ma il molisano, anche se può diventare il miglior crossista italiano, Daniele permettendo, ha dei chiari limiti sui terreni scorrevoli, come dimostrano i suoi risultati nelle gare importanti in pista.


Onestamente come sarebbe arrivato Daniele a Toro?
Meo è in un ottimo periodo di forma, ripeto al contrario degli altri anni non abbiamo avuto intoppi. Certamente il percorso scorrevole lo avrebbe favorito, e vista la gara non velocissima, avrebbe certamente strappato verso il 4°/5° km. A quel punto non credo che il turco avrebbe potuto fare quello strappo violento; poi in volata c’è la saremmo giocata.


 
(Fonte: Paola Lazzini / Foto: Esposito-Atleticanet)

 

LA SQUALIFICA DI MEUCCI UNA QUESTIONE DI ETICA
Da quando la Fidal ha comunicato la squalifica per Meucci ed il suo tecnico, come sempre sono nate posizioni varie, alcune a difesa dell’atleta e del tecnico ed altre a supporto della decisione federale. A margine però delle diverse prese di posizione, quello che è mancato ai più è stata la conoscenza dei fatti che ha portato la Fidal a prendere il provvedimento. Nella foto il Consigliere nazionale Giuseppe Scorzoso- foto Luigi Esposito (Gino)

Durante la conferenza stampa indetta per la presentazione della maratona d’Italia, le dichiarazioni di Scorzoso rilasciate al microfono di Gino Esposito.

Il caso Meucci alla fine inizia ad avere i suoi risvolti. Una pagina abbastanza oscura per il nostro sport, che parla di uno sfogo, volendo usare un eufemismo, fatto in un impegno internazionale, sotto gli occhi di mezza Europa, fatto che ha sicuramente gettato sul nostro movimento un notevole discredito in campo internazionale.

Come fotoreporter ero impegnato alla presentazione del libro sul centenario di Dorando Pietri, la presenza del presidente Arese e del consigliere nazionale Giuseppe Scorzoso, è stata un’occasione ghiotta per gettare nuova luce su una vicenda che sta spaccando in due il nostro movimento, anche perché sulla vicenda si sa poco è niente. Sì conosce solo la pena commisurata e non cosa l’ha provocata. Il consigliere nazionale Scorzoso sì è concesso molto gentilmente alle mie domande, tenendo a precisare che anche se non è di sua competenza il giudizio in corso, avrebbe rilasciato una dichiarazione.

Consigliere Scorzoso, la squalifica a Daniele Meucci è avvenuta dopo i fatti dei campionati europei under 23 di Debrecen, dopo un’accesa discussione con atteggiamenti sia verbali che fisici di scontro contro i dirigenti della federazione presenti in tribuna. Alla luce di quanto avvenuto, la squalifica sembra sempre più un fatto di civiltà, d’etica sportiva?

Ancora una volta, e questo caso lo dimostra, la nostra giustizia agisce in maniera autonoma e distaccata dalla nostra struttura. Penso che sia, al di là della valutazione del caso se sia molto o poco o addirittura ingiusto su quanto deciso sulla vicenda avvenuta a Debrecen, una decisione d’etica sportiva. L’atletica che vogliamo rappresentare è fatta anche ed essenzialmente per i suoi comportamenti oltre che per i suoi risultati.
Io credo che un campione che non è in grado di gestirsi al di fuori della gara che non sia in grado di rispettare gli altri, specie con comportamenti che indignano l’immagine del nostro sport, non possa rappresentarci.

Può descriverci quanto accaduto?
Io non ero presente in quella specifica occasione, ma quello che mi è stato riportato è stata una cosa che non fa certo piacere. Ritengo che un dirigente, un tecnico sia da rispettare per il lavoro che fa con i suoi atleti, e che la maturazione di un’atleta dipenda da come un tecnico o un dirigente lo cresce, quindi spesso le colpe dei padri ricadono sui figli.

Allora la pena maggiore per l’allenatore di Meucci, Principato, è dovuta essenzialmente perché lo si ritiene maggiormente responsabile?
Infatti, il dirigente che è anche il suo tecnico ha avuto una penalizzazione ancora più ampia appunto per questo.

Come mai è passato così tanto tempo?
Questo purtroppo è ancora una nostra pecca, ma voglio sottolineare che la nostra giustizia sportiva alla fine è comunque arrivata a decidere.
Gli atti non sono in mio possesso ma la penalizzazione e commisurata alla gravità del gesto. Un giovane che si trova soverchiato dall’emozione della gara, a comportarsi in un certo modo è molto più comprensibile di un dirigente. Un dirigente avrebbe dovuto calmare gli animi e poi nelle sedi opportune dire tutto quello che voleva, anche perché tutti noi possiamo sbagliare, nessuno di noi è portatore di verità. Ma credo che il rispetto dell’uomo e delle persone nello sport sia basilare, visto che nella società civile questo non accade più, non riuscirlo a averlo anche nel nostro movimento è ancora più grave. Anche perché nello sport i giovani ci guardano.


A cura di: Luigi Esposito (Gino)
(Fonte: Consigliere nazionale Fidal Giuseppe Scorzoso)

Scrivo quale presidente della società di atletica leggera Polisportiva Corso Italia di Pisa per denunciare l’assurdo comportamento della Federazione Italiana di Atletica Leggera e dei suoi organi di giustizia. Daniele Meucci, uno dei più promettenti giovani mezzofondisti azzurri, tesserato per il G.S Esercito, ma proveniente da questa società, è stato squalificato per sei mesi e con lui anche il nostro vice presidente Luigi Principato ha ricevuto l’inibizione per diciotto mesi.

Una sanzione di tale gravità farebbe pensare a storie di doping o a chissà quali illeciti, invece è dovuta ad una mancanza di rispetto e di buona educazione nei confronti di consiglieri e tecnici federali avvenuta subito dopo una gara. Al di là degli aspetti giuridici che, anche come società, ci riserviamo di far valere nelle sedi opportune, mi preme sottolineare come in un momento di crisi di tutto il movimento ed in particolare del mezzofondo, l’atletica italiana si permetta di rinunciare al campione italiano di 5.000 e 10.000 per tutta la stagione invernale in tal modo privandosi di Meucci nell’ordine ai campionati europei di cross del 9/12, alle gare indoor, ai campionati del Mondo di cross del 30/3, all’Eurochallenge dei 10.000 del 14/4…..

Mi sembra che la punizione sia manifestamente sproporzionata per l’atleta e autolesionistica per la Federazione. Stiamo parlando di un ragazzo di 22 anni che con le sue prestazioni ha sempre onorato la maglia azzurra arrivando decimo ai campionati europei di Goteborg, terzo agli europei under 23 sia in pista che di cross, migliore italiano all’Eurochallenge dei 10.000. Un gesto di rabbia in condizioni particolari all’arrivo di una gara giustifica una tale severità? Evidentemente per la Federazione la permalosità di qualche dirigente merita più considerazione dell’impegno di un atleta che quest’anno punta(va) con tutte le sue forze al sogno olimpico.

Continuiamo così facciamoci del male….

Il Presidente

Avv. Ranieri del Torto

 


           

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